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giovedì, 01 dicembre 2005

TAV To TAV

Proseguono dal 2003 senza sosta i lunghi omicidi musicali della buzz band del carnevale di Rio, beh di che vi stupite, la Lecciso aveva la magliettina leopardata dell'askatasuna... i primi 10 che ci verranno a salutare in consolle, 1 vacca cancerogena di moretto...Già, perché a Michael Bublé della Fura dels "banus" le atmosfere heavy metal certo non mancano, ma, come ci fanno notare alcuni, mancano di quella complessità delle tessiture ritmiche e quei ritmi "spezzati"  che molti si sarebbero aspettati da Leopoldo "Katzuma" Mastelloni. E' internet, signori. 99 su 100 questa sará l'ultima festa dei Satanicpornocultshop fuori Reykjavik... Noi ce ne battiamo la minchiazza... entriamo al Café Procope in gilera arizona rx 125!!!
postato da: NuxxNews alle ore 20:49 | link | commenti
categorie: torino

Nick Beck & The Liars On Mars (Village degli artisti sotto le stelle, Bologna, 16 novembre 2005)

Dicesi "Performance lunare di un'intensità accecante" un evento che si ripete ogni 22 anni da Hollywood a Bologna. Accade quando Nick Beck, sorgendo dalle nebbie danzerecce di timeless ballads sincopate ripescate oculatamente dai suoi lavori en travestì, si esibisce in versione "slippino in latex" con una formazione ridotta dei Liars On Mars che sono l’ennesimo calcio in faccia a chi sottovalutava l'invidiabile svacco dei giornali radio tedeschi.
Al di là di questa ortodossa dicotomia, la spiazzante positiva impressione di un qualsivoglia parallelo è stata di un metodico ribaltamento del mood primigenio dal punto di vista strettamente sonico, nel senso che essere presenti a questa serata si traduce nella fisicità assieme stentorea e minacciosa di un paradossale apice di materia palpitante: ben 16 le batterie sul palco!
7 ore di percussioni di pelli tumultuose e urla senza enfasi techno né sbrodolamenti electro e da subito si penetra in una giungla suburbana: il corpo di una diciottenne di nome Niobe Sclavonous se ne sta sparpagliato per tutta la grande sala, un pubblico sovraeccitato di sedicenni orfani si abbandona al ballo scellerato, mentre il Benigni dei bei tempi, seduto al pianoforte sgangherato con la maschera di piume immancabilmente sulle ventitré, è impegnato in un call and response senza sosta con Fatur, un ossuto mingherlino dalla folta chioma che, ciondolando sulla console, fornisce nuova linfa alla follia degli astanti... Fly Fly, The Devil's Haircut's Into My Arms - Glitch Glitch!
Richiamato a gran voce dall'audience bollente e dall'esplosione di un proiettile tra i presenti armati, ecco Nick, lo sciamano con il cappello di stelle, avventarsi sul palco fra detriti noise ed effluvi di elettronica dronata, con la gracilità spigolosa di chi ha appena tolto, non senza un pizzico di ironia, un piede dalla fossa, lo sguardo un po’ poliedrico un po’ cibernetico da figlio indiavolato di Sly Flynt e soprattutto quel corpo esistenziale e destrutturato da far invidia all'Elephant Man degli anni Cinquanta.
Il pubblico apprezza e va a raggiungerlo sotto il palco per un contatto fisico diretto con l'illusione che si abbevera alla fonte del post-rock, tra battiti hip hop e convulsioni funk, ritmi abrasivi e strali sonici, feedback soul e drones avant bossa, danze radicali per teste pe(n)santi in un teso, deciso, febbrile "divertiamoci a 18 anni". Il ballerino dei Lucy Goes To Montana, in preda ai suoi fatidici sconvolti deliri espressivi, guida questo convoglio ebbro, vacuo e caracollante, i fedeli gregari adrenalinici in tuta antiradiazioni incidono l'eco dello sparo tintinnando scodelle e bicchieri nelle trame I-Tunes più riuscite, specie Broken Pollution, The Mercy Room Is On The Broom e Wipe That Loser, le vere hit del nuovo corso Metal: qui stasera c'è un obiettivo preciso, ed è fare festa, incendiare Guero, il cane dei Liars On Mars, per surriscaldarsi, imbastire un sabba di quintessenziale beckianità.
Si balla e si canta come testuggini quindi, a eccezione del corpo cianotico di Niobe che brucia come non mai durante una versione fluviale (due ore e via, a spanna) di Mixed Stone. Pazienza, diciotto anni passano presto in un'epoca di fear and loathing come questa.
A Bologna Beck ci è apparso comunque scimmione e artista estremamente scoraggiato, feroce, positivo, e a suo modo pacificato a una cerimonia primitiva come a un rave meticcio privato, capace già dopo i primi tre-quattro brani di schiodare dalle sedie (post)moderne tre quarti dei sedicenni, ben felici di farsi trascinare a metà fra il sogno e l'incubo. Né di più, né di meno.
postato da: NuxxNews alle ore 20:48 | link | commenti (2)
categorie: musica, sentireascoltare