l'Enoteca pidiessina.
Con ventiquattro mila ombrelli rotti, con 65897 calici di vino versati, felici corrono le dinamiche interne all'Unione.
Non riesco a ricordare quando io mai mi sia sentito così bene, così speciale, così splendor, così Re del nostro Carnevale antifascista, così Bob Corn 'u Tratturi, così 'Moretti Giovanni chiamato Howe', così indie-all-included.
se il padreterno l'aveva veicolato
se i socialisti hanno mai lavorato
che grande festa poterselo vellicare
che grande festa portarselo a sbandierare
Il personalissimo tormentone del periodo si chiama Sbirro Morto: mi è arrivato dalle squadracce di Blow Up ed è il classico nostalgico che si incastra nella minchia per non uscirne. Zompate voi che zompo io. Non è mai stato tanto importante come adesso.
Dev'essere stato il periodo trascorso con te, prima dell'urna poco incline al pianto, all'Osteria 'Rosa Che Ride'. Oppure quando eravamo filmaker nobili e devastanti dello scantinato 'Girasole nel pugno', gran consiglio della mansarda dove Tafuzzy non vi vede ma Brian Wilson sì, truppe inservibili sguinzagliate per la città sul camion giallo squadernato di Lego My Ego a far guadagnare elettori democristi, socialisti proiezionisti, drogati da curva, ricambi per scope folk-e-elettriche e cronisti di nera con Mogli&Buoi al guinzaglio...e cantiamogliele ancora!
In realtà voterei le mondine emiliane, per fortuna che è gratis...
Enver serve da bere ai Piombi, ai vecchi tempi... Ne è uscita una Isabella Ferrari di sconfinato candore indiepop che ricorda Magazzeno Binnu e Songs For Ulan Bator: non c'è più bisogno dell'utilerrimo De Mita e questa è "Ten thousand drugs", cazzo. (come direbbero gli sbirri non-progressisti)